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“…“Negli occhi limpidi e sfavillanti dei bambini dipinti da Zakamoto, lo spettatore si specchia, sfiorando per un attimo ciò che era, ciò che potrebbe essere e ciò che sarà.
Il fanciullo, dunque, nella pittura dell'artista, è un'icona di fondamentale importanza, perché esprime la forza motrice dell'universo, lo spirito incarnato nel mondo fisico, come direbbe R. Steiner. I suoi bambini, dagli sguardi baluginanti, profondi ed eterici, sono gli “angeli” che ci prendono per mano e ci conducono verso i sentieri scintillanti e sorprendenti del cambiamento, verso un'epopea “apocalittica” (dal greco apò-kalyptein: rivelare). Nulla di catastrofico, quindi, anzi.
I fanciulli rappresentano una speranza, una chiave di svolta che apre porte infinite; sono il dolce “fiume eracliteo” del divenire. E nei loro occhi brilla l'acqua limpida di un oceano imperscrutabile ma al contempo tangibile: il futuro in nuce dell'umanità, che deve ancora realizzarsi appieno. Nel loro sguardo intenso e profetico possiamo scorgere una traccia, un'intuizione, una preconizzazione del tempo che fu e che sarà, di quell'età dell'oro, appunto, agognata e perduta, ma mai dimenticata, a cui tutti tendiamo come a un magnifico e munifico sogno.
A noi l'immensa responsabilità di cogliere questo seme prezioso, curarlo, accudirlo e innaffiarlo. A noi la capacità di saper varcare l'antro segreto nascosto nei loro occhi adamantini, capitombolando nel “paese delle meraviglie”, per intraprendere un viaggio estatico e sconfinato, affinché la nostra anima possa rinascere dalle ceneri, come l'Araba Fenice.”
Chiara Manganelli |
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